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Omeopatia: chi è il vero colpevole nella tragedia del piccolo Francesco, morto per un'otite?

OmeopatiaIl 27 Maggio, ad Ancona, il piccolo Francesco è venuto a mancare per colpa di un'otite bilaterale.
7 anni, era arrivato all'Ospedale Salesi di Ancona il 24 Maggio in grave stato comatoso.
L'infezione in corso era stata curata con farmaci omeopatici senza ricorrere ad alcun antibiotico, come invece sarebbe stato necessario, e le funzioni vitali si sono compromesse fino a portare il piccolo alla morte.
Quello che sappiamo di questa tragedia, è che i genitori di Francesco si erano affidati alle cure di un omeopata di Pesaro, il quale li aveva rassicurati sulla prossima guarigione dell'otite.
Dopo 15 giorni però, Francesco continuava a peggiorare, lamentando forti dolori uniti a febbre, finché non ha perso conoscenza nella notte tra il 23 e il 24 Maggio. Portato all'Ospedale di Urbino, una TAC ha rivelato che il pus causato dall'infezione stava seriamente compromettendo le funzioni vitali del piccolo.

A quel punto è seguita una corsa disperata verso l'Ospedale Salesi di Ancona, dove i medici hanno sottoposto d'urgenza il bambino ad un intervento per la rimozione dell'ascesso cerebrale, per poi somministrare una terapia antibiotica d'emergenza.
A quanto pare, da 3 anni Francesco era seguito da un medico omeopata e non aveva mai assunto alcun tipo di farmaco “classico”.
Purtroppo, il resto lo conosciamo: dopo 3 giorni dal ricovero, Francesco è morto per un'encefalite.
L'omeopata che curava il bambino, Dottor Massimiliano Mecozzi, è ora indagato per omicidio colposo.
In questi giorni, il popolo del Web si è lasciato andare ad un'infinità di considerazioni prendendo spesso di mira l'Omeopatia quale responsabile indiscussa della morte del piccolo Francesco.
E' corretto ragionare in questo modo?
Partiamo da un piccolo approfondimento sulla disciplina in questione.
L'Omeopatia è un metodo di cura che si basa sulla Legge dei Simili, agendo cioè attraverso l'utilizzo di un rimedio che nel soggetto sano produce gli stessi sintomi della malattia che vogliamo curare.
In altre parole, il rimedio va a produrre dei sintomi simili a quelli della malattia, ma tali sintomi non derivano però dall’agente che causa l'infezione.
La differenza principale con la Medicina Classica, è che quest'ultima segue invece la Legge dei Contrari: ovvero, la somministrazione dei farmaci ha l'obiettivo di contrastare l'azione innescata dall'organismo durante una malattia: pensiamo per esempio all'anti-piretico nel caso della febbre.
L'Omeopatia rispetta piuttosto il concetto di similitudine del farmaco, favorendo nell'organismo il raggiungimento dell'omeostasi, facilitandone così i meccanismi di reazione fisiologica.
Il rimedio omeopatico è un medicamento diluito e dinamizzato, la cui azione terapeutica, come accennato, viene verificata tramite una sperimentazione -detta proving- sull'individuo sano, sul quale appunto il rimedio andrà a produrre i medesimi sintomi provocati da una malattia. 

Fu Samuel Hahnemann, medico tedesco fondatore della medicina omeopatica, che ideò la procedura della diluizione, dal momento che molte delle sostanze utilizzate nell'Ottocento erano di natura tossica. Successivamente, egli attuava la procedura del proving somministrando ripetutamente la sostanza diluita ad un soggetto sano, fino appunto alla comparsa dei sintomi. 
Durante questi test iniziali, Hahnemann osservò che nel caso di una corrispondenza tra il quadro patologico di una certa malattia ed i sintomi indotti dal rimedio diluito, allora un paziente affetto dalla specifica malattia di cui si erano manifestati i sintomi nel soggetto sano, si dimostrava particolarmente reattivo al rimedio stesso.
L'Omeopatia è dunque immateriale, nel senso che i medicamenti afferenti alla disciplina contengono principi attivi ad altissime diluizioni.
Ne consegue evidentemente che i rimedi in questione non si configurano come farmaci: questi ultimi agiscono con meccanismo biochimico e contengono principio attivo ed eventuali eccipienti, il rimedio omeopatico opera invece sfruttando la sola informazione della sostanza di partenza.
Esso è più che altro un tramite che porta un'informazione specifica all'individuo malato, senza possibilità di causare effetti negativi e/o collaterali.
In sostanza, l'Omeopatia ha l'obiettivo di risvegliare i meccanismi energetici e di auto-guarigione dell'individuo nel medio e lungo periodo, fornendo un'azione preventiva, oltre che di supporto, alla gestione di numerosi disturbi.
Dunque, un bravo omeopata questo lo sa: l'Omeopatia non è fatta per sostituire gli antibiotici quando c'è del pus in circolo o una malattia che da la febbre alta
Figuriamoci quanto questo sia vero nel caso di un bambino di 7 anni con un'otite bilaterale galoppante, dove gli antibiotici erano l'unica terapia pensabile ed applicabile.
Di chi è la colpa se il povero Francesco ha sopperito alla malattia?
Dell'Omeopatia di per sé? O forse, di quel medico che ha continuato a consigliare ai genitori di non ricorrere ai farmaci classici? Che addirittura non voleva che si somministrasse della tachipirina al piccolo? 
Esiste una testimonianza agghiacciante resa ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Pesaro circa la telefonata intercorsa tra il medico del 118 ed il medico omeopata che teneva in cura Francesco. Ebbene, nonostante l'evidente codice rosso, quest'ultimo ha perpetrato nelle sue convinzioni anti-farmaco, consigliando piuttosto la somministrazione di una terapia domiciliare al bambino.
In momenti di tensione come questo, quando la cronaca ci racconta storie tanto inverosimili, bisogna essere più critici che mai, evitando giudizi sommari e capri espiatori facili.
La diatriba tra chi è anti-omeopatia e chi invece è assolutamente contrario a qualunque farmaco classico, non dovrebbe essere per niente menzionata in un caso drammatico quale la morte di Francesco è stata, entrambe le posizioni dovrebbero invece convergere nel riconoscimento della responsabilità assoluta unicamente in capo al medico che aveva Francesco in cura.
Il bravo omeopata conosce bene il campo d'azione dell'Omeopatia, e di certo non avrebbe continuato ad agire su un terreno già gravemente compromesso da un'otite così tanto avanzata. E nelle mani di un bravo omeopata, che realmente conosce la propria professione, una simile disgrazia non sarebbe potuta accadere.
Da ultimo, ricordiamoci inoltre che quella omeopatica è una terapia che può essere posta in essere solo da medici che hanno seguito opportuni master formativi, di cui molti erogati dagli Atenei Universitari Italiani, come nel caso dell'Universtà degli Studi di Siena

Fonte: Il Fatto Quotidiano, Informasalus, Corriere.it

 

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