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A tutta soia... ma la tiroide?

soiaTofu, fagioli, latte, spezzatino, panna.
Ormai, la soia è diffusissima e parte integrante della dieta quotidiana di molte persone. Eppure, nonostante i comprovati effetti benefici sull'organismo, abusarne potrebbe comportare problemi, specialmente alla tiroide.
Proveniente dall'Asia ed importata in Europa e in America a partire dal XVIII secolo, la soia si presenta come un piccolo legume ricco di proprietà nutritive benefiche: riduce il colesterolo, protegge le arterie dai grassi animali, allevia i sintomi della menopausa e diminuisce il pericolo dell'osteoporosi, per esempio. 


Inoltre, per sua natura è un legume più digeribile rispetto agli altri che conosciamo, come ceci e fagioli, e contiene proteine e lipidi non grassi perché insaturi, a differenza di quelli che troviamo nella carne.
Ecco spiegato il motivo per cui la soia si presta ad essere un'ottima sostituta della carne per molte persone, le quali beneficiano anche dell'alto contenuti di fibre di cui la soia è composta, e che la rendono adatta anche ai diabetici. 
Tuttavia, la soia non è esente da pericoli legati ad un abuso del suo consumo.
Nell’81% dei casi si tratta di un alimento geneticamente modificato, e ben l’85% di quella percentuale finisce poi col diventare mangime per gli animali d'allevamento, col risultato di finire poi nella carne e nel latte consumati dagli animali.
Il suggerimento è quello di verificare sempre la presenza dell’etichetta “Senza OGM” sulle confezioni dei prodotti a base di soia che stiamo per acquistare. 
Spostando invece l'attenzione sul nostro corpo, è la tiroide ad essere particolarmente interessata alle conseguenze di un consumo massiccio di soia.
In particolare, chi soffre già di patologie tiroidee dovrebbe evitare di assumere questo legume con frequenza a causa degli isoflavoni in essa contenuti, ovvero un gruppo di molecole fenoliche di origine vegetale appartenenti alla famiglia dei fitoestrogeni, i quali vanno ad esercitare un effetto simile a quello degli estrogeni, aumentando quindi il rischio di un peggioramento dell'ipotiroidismo subclinico e di un'alterazione dell'equilibrio ormonale, inibendo la sintesi di tiroxina. 
Dunque, gli isoflavoni svolgerebbero una funzione simile a quella ormonale, attaccandosi ai recettori degli estrogeni formano un complesso alternativo che finisce per assumere le caratteristiche di estrogeni deboli nelle donne fertili, e di sostitutivi estrogeni nelle donne in menopausa.

Dunque, amici della soia e degli alimenti a base di soia, ricordatevi sempre che il benessere risiede nelle giuste misure, per cui un consumo moderato del legume in questione all’interno di una dieta sana, equilibrata e varia, non è dannoso per le funzionalità tiroidee. Il problema si pone se il soggetto presenta già un ipotiroidismo e consuma nel quotidiano alimenti a base di soia in dosi piuttosto massicce.

 

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