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Vaccini: approfondimento sull’incomprensibile radiazione di Roberto Gava

roberto gavaRecita il Giuramento di Ippocrate
"Consapevole dell'importanza e della solennità dell’atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale".

Il 21 Aprile 2017, l'Ordine dei Medici di Treviso ha radiato dall'albo il Dottor Roberto GavaUna commissione formata da 15 membri ha ritenuto che il suo “comportamento non etico ed antiscientifico nei confronti dei vaccini” violasse il Codice Deontologico Professionale dell'Ordine.
Ad annunciarlo, un tweet del Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi

L'accusa è quella di aver diffuso idee scientificamente infondate.
La conseguenza: un monito verso quei medici che assumono posizioni apertamente no-vax.
Da diversi mesi, quello dei vaccini è un tema scottante da cui è scaturita l'assunzione di vedute antitetiche più o meno radicali, tanto tra la gente comune quanto tra le figure professionali.
Chi ha radiato Roberto Gava si augurava di mettere l'ultima parola sull'argomento, almeno tra gli appartenenti alla classe medica.
Uno scossone non indifferente, visto che la radiazione è la conseguenza massima infliggibile ad un medico.

Ma chi è Roberto Gava? E perché si è arrivati ad una soluzione tanto drastica nei suoi riguardi?
Analizziamo i tre elementi della vicenda: le vaccinazioni, il punto di vista del Dottor Gava e la sua stessa figura professionale, partendo proprio da quest’ultima.
Roberto Gava si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1981 presso l'Università di Padova.
Dal 1984 comincia ed esercitare anche come libero professionista di Agopuntura a Padova.
La sua carriera didattica comprende
• la specializzazione in Cardiologia nel 1981 presso la Scuola di Specializzazione in Cardiologia di Padova
• il diploma nel 1983 presso la scuola di Agopuntura CISSAM di Padova
• il corso di Omeopatia Classica terminata nel 1987 presso la LIMO, Lega Italiana per la Medicina Omeopatica Olistica
• la Scuola di Specializzazione in Tossicologia Medica dell'Università di Padova nel 1990
• il Diploma in Bioetica presso la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma

Il suo curriculum da Professore include
• la Scuola per Infermieri Professionali dell’Ospedale Civile di Padova come Docente di Cardiologia e di Igiene Epidemiologica e Profilassi
• l'Accademia Omeopatica Classica Hahnemanniana come Docente di Omeopatia dal 2006 al 2009
• il Corso di perfezionamento e aggiornamento in Educatore Prenatale e Neonatale all'Università di Padova, dove dal 2011 al 2013 è stato Docente di Vaccinazioni Pediatriche e Immunoprofilassi
Nel Gennaio del 2016 viene ammesso presso la Società Italiana di Pediatria Funzionale, e la sua carriera subisce una brusca battuta d'arresto mentre è titolare del servizio di Cardiologia del Poliambulatorio presso l'Ospedale di Castelfranco Veneto, svolgendo anche la libera professione come medico nella città di Padova.

E’ davvero credibile la radiazione di un professionista come quello descritto?
Le sue posizioni sono realmente così dannose per i pazienti?

Un breve excursus sui vaccini adottati nel nostro Sistema Sanitario Nazionale ci consentirà di analizzare il secondo dato della vicenda.
In Italia, fino all'approvazione del Decreto Lorenzin avvenuta in data 19 Maggio 2017, erano quattro le vaccinazioni obbligatorie da somministrare in età pediatrica
Antidifterica (Legge del 6 giugno 1939 n. 891 – Legge del 27 aprile 1981 n. 166)
Antitetanica (Legge del 20 marzo 1968 n. 419)
Antipoliomielitica (Legge del 4 febbraio 1966 n. 51)
Antiepatite virale B (Legge del 27 maggio 1991 n. 165)
A queste si aggiungevano poi le vaccinazioni volontarie, ovvero quelle liberamente scelte da ciascun paziente e che il Sistema Sanitario Nazionale fortemente consigliava, garantendone la gratuità.
Appartengono a questa categoria
Antipertosse
• Anti morbillo
• Antiinfluenzale
• Antipneumococco
• Antimeningococco
• Antiparotite
• Antirosolia
• Antivaricella
• Antihaemofilus influenzae tipo B
Antipapilloma virus (In Italia sono disponibili due tipologie di vaccino contro l’HPV: uno di tipo bivalente somministrato solo alle femmine, e uno quadrivalente che può essere somministrato anche ai maschi.
Fonte: Vaccinarsi, portale di informazione medica e scientifica sulle vaccinazioni a cura della SITI – Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica)
Antirotavirus

 

La vaccinazione in età pediatrica ha sempre rappresentato una pratica collaudata la cui fondatezza risiedeva in una fiducia incondizionata nel Sistema Sanitario Nazionale e nel proprio pediatra.
In questo periodo di sente spesso parlare di Immunità di Gregge, un principio secondo cui nelle malattie trasmissibili da un soggetto ad un altro è difficile mantenere viva la catena d'infezione se un'alta percentuale della popolazione è vaccinata.
In altre parole, gli individui vaccinati offrirebbero protezione indiretta a chi non lo è, limitando la circolazione dei virus contagiosi.
Nello specifico però, la Herd Immunity originariamente sosteneva che gli anticorpi avrebbero dovuto formarsi in modo spontaneo, a seguito di un contatto naturale con il virus al quale si sopravviveva.
All'inizio dell’Ottocento, la necessità di contrastare l'epidemia del vaiolo portò alla convinzione che vaccinare il singolo avrebbe contribuito a proteggere l'intera comunità, a condizione però che una consistente parte della popolazione avesse accettato di sottoporsi a questo iter di prevenzione (Fonte: Epicentro, il portale dell’Epidemiologia per la Sanità Pubblica)
In effetti, quello contro il vaiolo rappresenta il primo provvedimento imposto in Europa per tutelare la salute pubblica, ed il primo paese ad attuarlo fu la Germania.

Ma è davvero così?

Il dibattito attuale si basa sull'evidenza che nessun vaccino sia efficacie a vita, una volta somministrato, così come gli stessi anticorpi non lo sono.
Dunque, il sistema immunitario non sarebbe programmato per favorire la convivenza simultanea di tutti gli anticorpi relativi alle malattie superate.
A queste nuove evidenze si è aggiunto lo studio dei numerosi effetti indesiderati conseguenti alla somministrazione di un vaccino in soggetti come i neonati che non hanno ancora sviluppato un sistema immunitario, oppure immunodepressi.
Pian piano, quindi, hanno iniziato a formularsi dubbi sull'utilità delle vaccinazioni generalizzate, domandandosi se non sia il caso di fermarsi a considerare l'unicità di ogni singolo paziente, la sua storia clinica, e l'effettiva necessità di sottoporlo in così tenera età ad un bombardamento vaccinale tanto invasivo.

Veniamo ora al terzo e più importante dato: le posizioni personali di Roberto Gava, responsabili della sua radiazione.
Emblematica la lettera che egli stesso scrive a Walter Ricciardi il 20 Aprile del 2015, firmata anche da 152 illustri medici provenienti dalle varie Regioni d'Italia:
ribadita l'indiscussa utilità delle vaccinazioni pediatriche, ne vengono però tratteggiati i limiti e gli effetti collaterali testati durante i 40 anni di pratica ed osservazione a contatto con i bambini.
L'occhio di Gava è ampio, rivolto non solo alle patologie specificamente interessate dalle vaccinazioni, ma alla salute generale del bambino intesa nel suo senso più ampio e a lungo termine.
Egli infatti si interroga su tutti quegli effetti indesiderati e sottovalutati, frutto di una alterazione immunitaria nient'affatto irrilevante per un organismo immunologicamente immaturo come quello di un neonato.
Una posizione perfettamente in linea col già citato Codice di Deontologia Professionale dei Medici, di cui per altro l'articolo 55 recita quanto segue:
"Il medico promuove e attua un'informazione sanitaria accessibile, trasparente, rigorosa e prudente, fondata sulle conoscenze scientifiche acquisite e non divulga notizie che alimentino aspettative o timori infondati o, in ogni caso, idonee a determinare un pregiudizio dell’interesse generale".
Avere a cuore l'innalzamento della temperatura, l'alterazione delle normali funzioni digestive o l'irritabilità conseguenti alla somministrazione di un vaccino sono doveri etici e morali propri di ciascun medico.
Inoltre, la farmacologia moderna contempla la somministrazione generalizzata, incondizionata ed indiscriminata di farmaci solo in casi di estrema emergenza pubblica, in tutti gli altri deve esserci personalizzazione del trattamento. Ricordiamoci che i vaccini sono farmaci a tutti gli effetti.
La valutazione compiuta dal Dottor Roberto Gava e dai medici firmatari della lettera, si spinge fino ad una considerazione socio-sanitaria dell'Italia, evidenziando la mancanza di condizioni tali da ricorrere a 7 vaccinazioni contemporanee nei primissimi mesi di vita, quando il sistema immunitario è facilmente squilibrabile.

In Europa, le vaccinazioni obbligatorie sono imposte da 14 Paesi: Belgio (per la sola Poliomelite), Repubblica Ceca, Croazia, Bulgaria, Ungheria, Slovenia, Slovacchia, Polonia, Romania, Malta, Lettonia, Italia,Grecia e Francia.
I restanti 15 Paesi, ovvero Danimarca, Estonia, Austria, Finlandia, Irlanda, Islanda, Germania, Lussemburgo, Lituania, Norvegia, Olanda, Spagna, Portogallo, UK e Svezia, non hanno alcuna vaccinazione obbligatoria (Fonte: Eurosurveillance.org)
Il Dottor Gava sottolinea inoltre l'impossibilità di assistere ad una comparsa simultanea di 7 patologie infettive differenti, per cui l'organismo non sarebbe neppure in grado di gestire un tale carico di anticorpi.
E allora qual è la ragione di procedere a somministrazioni in soggetti così piccoli?
Ancora, perché commercializzare un vaccino in grado di ridurre la probabilità di un tumore uterino, se al momento si dispone solo di estrapolazioni statistiche circa la reale capacità di prevenzione tumorale dello stesso?
In merito al vaccino antiinfluenzale poi, perché consigliarlo anche ai bambini sotto il primo anno di età, se le prove scientifiche che avvalorano la sua effettiva efficacia nonché il suo rapporto rischio/benefici sono ad oggi così scarse?
Queste sono solo alcune delle domande poste dal Dottor Roberto Gava e dai suoi colleghi: una serie di legittime richieste di chiarimento e informazioni di natura medico-scientifica che ad oggi, a quanto pare, sono ancora tabù.
La proposta esposta nella lettera è articolata in una serie di punti che prevedono la costante personalizzazione di ogni trattamento medico, l'assenza di conflitto d'interessi per chi opera nel campo sanitario pubblico, una preventiva documentazione del pediatra di Libera Scelta pre-vaccinazione, il superamento dell'obbligo vaccinale, la perfetta salute fisica del bambino come condizione all’effettiva somministrazione del trattamento, un'adeguata formazione ai genitori atta a segnalare qualsiasi anomalia riscontrabile dopo un vaccino.
Tutto ciò, è bene sottolinearlo, senza negare la somministrazione dei quattro vaccini obbligatori.

A rispondere ad una sì lunga serie di domande interviene il Documento sui Vaccini approvato l'8 Luglio 2016 dal Consiglio Nazionale della FNOMCeO, in cui si prevedono conseguenze disciplinari per i medici che ne sconsigliano l'utilizzo.
Roberto Gava quindi si macchia della colpa grave di aver voluto prendere in esame entrambe le facce della medaglia, riconoscendo l'indiscussa attivazione immunitaria generata dal vaccino, senza tuttavia negare la soppressione immunitaria temporanea indotta dall’inoculazione parenterale degli antigeni vaccinali.
A ben vedere, tutto sembra ridimensionarsi molto: non siamo innanzi ad un medico che indottrina le masse incolte incoraggiandole a comportamenti dannosi, ma a chi, unitamente ad altri professionisti, invita a riflettere sulla non ovvietà. La pratica vaccinale attuale offrirebbe il fianco ad alcune perplessità che non possono essere ignorate, in primis rispetto all'unicità di ogni paziente-persona, che non è statistica
Primum non nocere, dal Giuramento di Ippocrate, è principio non applicato quando si decide di non tenere conto degli effetti collaterali delle vaccinazioni.
Inoltre, rispetto alle evidenze presentate a supporto di questa decisione, emerge solo una legittima libertà di pensiero di cui Roberto Gava si è fatto artefice, per altro motivandola scientificamente
.
Nessuno dei suoi pazienti ha lamentato negligenza da parte sua, nessun fatto riscontrabile a supporto di una pena tanto grave: la figura del Dottor Gava non si staglia come anti-vaccinista, bensì come medico che ha a cuore la storia clinica di ogni singolo individuo, conscio della non replicabilità di ognuno di noi.
E d'altronde, la sua opinione non avrebbe comunque fatto eccessiva differenza, dal momento che la Legge parlava chiara sui quattro vaccini obbligatori. 
A ben ragionare, su cosa si basa la radiazione dall’albo di un professionista come il Dottor Gava?

Posto che: non è stata violata alcuna normativa, non è stato attuato un comportamento di istigazione contro i quattro vaccini obbligatori, non sono stati riscontrati danni oggettivamente misurabili sui pazienti del medico radiato, non è stato violato il Codice di Deontologia Professionale dei Medici, e tenuto conto che: le posizioni del Dottor Gava sono muovono considerazioni non ancora risposte se non in senso repressivo, ci si augura seriamente che ad essere colpita non sia stata l'intoccabile libertà di pensiero.

Fonti: 
Salute.gov.it
Sapere salute
Il Fatto Quotidiano
Vaccinareinformati.org
Informa Salus 
Repubblica.it 
Corriere del Veneto 
Epicentro- Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica
Vaccinarsi.org
Eurosurveillance.org

 

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