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Carne rossa ed insaccati: un connubio poco longevo

carne rossa oms saluteDal cancro alle malattie del cuore, ictus, malattie cerebrovascolari, malattie respiratorie, diabete mellito, infezioni, malattie renali e malattie epatiche croniche. Ecco le conseguenze legate ad un consumo esagerato di carni rosse lavorate e non lavorate, il cui abuso aumenta sia il rischio di mortalità, sia quello di contrarre 9 malattie croniche tra le più diffuse.
A confermarlo, uno Studio condotto dal National Cancer Institute di Bethesda, i cui risultati sono stati pubblicati in Aprile sul celebre British Medical Journal.

 

Come conferma Arash Etemadi del National Institute di Bethesda, si tratta del più grande studio realizzato in merito all'associazione tra i rischi di morrtalità ed il consumo di carne rossa trasformata e non trasformata. 
Secondo i Ricercatori Epidemiologi del National Cancer Institute di Bethesda, negli Stati Uniti, ci sarebbe dunque un’effettiva correlazione tra il consumo di questo alimento e la mortalità, dovuta principalmente al ferro eme presente appunto nelle carni rosse, ed ai nitriti/nitrati di quelle processate, tipo gli insaccati. 
Durante la cottura poi, si svilupperebbero anche altre sostanze cancerogene, e questo è vero specialmente ricorrendo all'utilizzo della griglia. A dare il colpo di grazia si aggiungerebbero anche uno scarso consumo di frutta e verdura, unito all'abuso di fumo ed alcol, al sovrappeso, e ad una scarsa attività fisica. 
La mortalità prematura sarebbe inferiore del 25% fra chi invece preferisce il pesce o la carne bianca. 
Il campione era composto da oltre mezzo milione di persone residenti in sei stati diversi degli Usa ed in due grandi aree metropolitane, tenute sotto controllo per un lasso di tempo di ben 16 anni.
I dati analizzati dai Ricercatori americani provenivano da un database raccolto dall'American Association of Retired Person, ovvero l’associazione dei pensionati. 

I soggetti analizzati sono stati suddivisi in gruppi, sulla base di quanti grammi di proteine provenienti dalla carne essi consumavano su una media di mille calorie. Ne sono emersi cinque gruppi distinti.
Ebbene, secondo le evidenze documentate nella Ricerca, all'aumento del numero di grammi consumati, crescevano proporzionalmente malattie e decessi.
In merito ai tumori, andando dal gruppo in cui si consumava meno carne, via via verso quello in cui se ne consumava di più, i morti per tumore passavano da 7.869 del primo gruppo fino ai ben 10.275 del quinto.
E questo schema si ripeteva anche per le malattie croniche e per il tasso di mortalità in generale.
Il rischio decresce sia diminuendo le proteine da carne rossa, sia introducendo quelle derivanti dalla carne bianca e non lavorata, oppure dal pesce. Infine, sostituendo del tutto le proteine animali con quelle vegetali, si abbasserebbe quasi completamente il rischio di una morte prematura.
Fanno inoltre notare gli autori della Ricerca, che il consumo di carne nell'uomo moderno è di circa 10 volte superiore a quello dei primi esseri umani, e rappresenta quasi un quinto del suo fabbisogno energetico.
Il consiglio finale è quindi quello di non superare le due porzioni settimanali di carne rossa e/o insaccati.
Per cui, gli amanti della carne che tengono alla propria salute, dovranno rassegnarsi a cambiare abitudini, riducendo il consumo del loro alimento preferito a massimo due volta la settimana, ed incrementando il ricorso a frutta e verdura.
Tra l'altro, questo fornirebbe anche un deterrente allo sviluppo degli allevamenti intensivi, tra le cause principali del disasto ambientale del pianeta.

Fonti:
La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Informasalus, The British Medical Journal.


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